Calze e seduzione: la grammatica del sottinteso

Una cosa che ho imparato in vent'anni passati a scrivere di calze, gambe e dintorni su Le Gambe delle Donne (per gli amici lgdd, perchè il nome completo è davvero lungo) è questa: la calza è uno degli oggetti più contraddittori del guardaroba femminile.

Pensateci. Da un lato è un articolo banale, basic, quasi prosaico. Un pezzo di nylon che indossiamo tutti i giorni per tenere caldo, per dare un velo color carne a una pelle che secondo noi non rende abbastanza, per stare composte sotto il tailleur in ufficio. Dall'altro lato, lo stesso identico pezzo di nylon, indossato nella circostanza giusta, con la luce giusta, in compagnia della persona giusta, diventa una delle armi di seduzione più antiche, sottili e potenti che la storia dell'abbigliamento femminile conosca. È una contraddizione spettacolare, e su un sito che parla di sexy shop e dintorni credo possa interessare a parecchi lettori.

Un piccolo viaggio nell'immaginario

La calza, soprattutto la calza velata e quella con reggicalze, è entrata nell'immaginario erotico-cinematografico del Novecento prima ancora che le donne avessero il diritto di voto in parecchi paesi del mondo. Pensate alle pin-up degli anni 40 con le loro calze cucite e i tacchi a spillo, alle gambe accavallate di Lauren Bacall e Rita Hayworth, e poi avanti con la grande tradizione italiana: Sophia Loren in Ieri, oggi e domani che si sfila lentamente le calze davanti a un Mastroianni esterrefatto, le ragazze del cinema di Tinto Brass, le commedie italiane degli anni 70 in cui un paio di calze velate sapevano fare letteralmente girare la trama. La calza, in quegli anni, era spesso il dettaglio attorno a cui ruotava un'intera scena. Bastava il rumore di un nylon che si appoggia alla pelle (sì, si sente, e chi ne ha esperienza lo sa) per evocare un mondo intero.

Piccola mappa del fascino calzettiero

Vediamo ora una mappa veloce, perchè non tutte le calze sono uguali e il loro "effetto" varia parecchio:

Il collant velato classico, in fascia 8-15 denari, è la calza democratica per eccellenza. Quella che la signora porta in ufficio e che la stessa identica signora può trasformare in un'arma quando associata alle scarpe e all'abito giusti. Niente di esibito, tutto suggerito.

L'autoreggente è una creatura sottile. Si vede solo se la calza ne mostra un pezzettino, il famoso "lampo" di banda in pizzo che esce dalla gonna in un movimento non programmato, e proprio per questo crea curiosità più che dichiarazione. La banda in pizzo è uno dei dettagli che il pubblico maschile attento (e su un sito come questo immagino di parlare a un pubblico attento) sa apprezzare molto.

La calza con reggicalze è invece la dichiarazione di intenti. Chi la indossa lo fa con intenzione precisa, e spesso per una serata di cui sa già come si svolgerà. Su lgdd c'è un'intera categoria dedicata a quello che chiamiamo "il piacere di mostrare" (il nome dice già parecchio), e vi posso garantire che i nostri lettori in materia sono un pubblico esigente.

La calza a rete è teatrale per definizione. Funziona, ma è un costume più che un capo di abbigliamento quotidiano. Si indossa per fare l'effetto, sapendolo, dichiarandolo.

Il pizzo, infine, è la spezia che cambia tutto. Una banda in pizzo su un'autoreggente, un reggicalze in pizzo, una guepierre in pizzo nero sotto un abito da sera: piccoli dettagli che cambiano il registro complessivo della serata.

Una cosa che non capisco fino in fondo

Detto questo, e qui parlo da donna che le calze le indossa tutti i giorni (per ufficio, per cene, per cerimonie, per quello che capita), c'è una cosa che onestamente non riesco a spiegarmi del tutto. Cosa sia, esattamente, che fa scattare nel maschio quel cortocircuito visivo quando intravede una banda in pizzo sotto una gonna leggermente più corta del previsto, io non lo so. Lo so che funziona, perchè i fatti parlano. Ma il meccanismo profondo mi sfugge.

I miei amici uomini, interrogati senza pudore in serate alticce, dicono cose come "è il dettaglio non programmato", oppure "è l'idea che ci sia qualcosa sotto a cui non avevi pensato". Qualcuno aggiunge anche "è il contrasto fra il vestito appropriato e quello che il vestito copre". Risposte poetiche, ma a me sembra che ognuno se la racconti come gli viene. La verità credo sia che la calza, soprattutto la calza non banale, agisce in una zona del cervello maschile che la donna a sangue freddo non frequenta abitualmente. Va bene così, è uno dei piccoli misteri che tengono in piedi la specie.

La regola del sottinteso

Una cosa l'ho però capita, dopo vent'anni passati a scrivere per legambedelledonne: il vero potere della calza sta nel dettaglio, non nell'esibizione totale. Una donna che si presenta direttamente in autoreggente e basta non sortisce mezzo effetto rispetto alla stessa donna che, vestita normale e composta, lascia trasparire per un attimo un pezzettino di banda. La grammatica della seduzione, sui temi che riguardano la calza, è una grammatica del sottinteso. Lo dico io, che di sottinteso ne so qualcosa.

Per chi si avventura nei sexy shop di città a caccia di un completino per un'occasione speciale (e su negoziperadulti.net trovate la directory ben aggiornata di chi nel vostro territorio è ancora aperto, perchè i sexy shop chiudono purtroppo a ritmo sostenuto in questi anni), il consiglio non richiesto è questo: non puntate sull'esibito. Puntate sul curato. Una buona autoreggente in nylon e pizzo, un reggicalze fatto bene, una guepierre nella giusta taglia faranno molto più della tutina rossa carnevalesca con buchi acrobatici. La regola, lo ripeto, è quella del dettaglio. E la calza, fra i dettagli, è proprio il più potente di tutti.

In conclusione, vagamente

Su lgdd, dove scriviamo da quasi vent'anni di gambe, di calze e di tutto quello che ci ruota intorno, di questi temi ci occupiamo da sempre. Lo facciamo dal lato della donna che porta le calze e che a volte, in mezzo a una giornata qualunque, si chiede cosa pensa l'uomo che la sta guardando con un'aria particolare. Andate a darci un'occhiata se vi va, magari ci trovate qualche risposta. O qualche nuova domanda. Entrambe vanno bene, francamente.


Amemi scrive di gambe, calze, tacchi e dintorni su Le Gambe delle Donne, magazine specializzato attivo dal 2006.

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